
02 Mag JOACHIM SCHMID E LE FOTOGRAFIE DEGLI ALTRI
a cura di Roberta Valtorta
2 dicembre 2012 5 maggio 2013
Il Museo di Fotografia Contemporanea prosegue nello studio e nella divulgazione al pubblico delle più significative trasformazioni dei linguaggi della fotografia contemporanea con una mostra dedicata a Joachim Schmid, realizzata con il supporto di Deutsche Bank. Schmid è un artista tedesco che per loriginalità e lattualità della sua opera e del suo pensiero gode di grande notorietà a livello internazionale, ma che è ancora troppo poco conosciuto in Italia.
La mostra è accompagnata da un volume che raccoglie scritti di studiosi internazionali e da un importante progetto educativo dal titolo Parlami di te, dedicato al dialogo tra generazioni diverse con l’utilizzo delle immagini.
VISITE GUIDATE: domenica 10 marzo, 21 aprile, 5 maggio dalle ore 11 alle 12.
Costo: 5 euro a persona.
Prenotazione obbligatoria al n. 02.6605661 o mail servizioeducativo.mfc@gmail.com
La visita guidata si terrà solo al raggiungimento minimo di 10 partecipanti.
In occasione della mostra, il Goethe-Institut Mailand ha ospitato un incontro con Joachim Schmid, Simone Menegoi e Franco Vaccari.
[box type=”1″]Joachim Schmid dialoga con Simone Menegoi e Franco Vaccari
venerdì 30 novembre 2012, Goethe-Institut Mailand, Milano [/box]
JOACHIM SCHIMD
Joachim Schmid (nato a Balingen, Germania, 1955, lavora e vive a Berlino) lavora intensamente con la fotografia dai primi anni Ottanta, ma non è un fotografo in senso stretto. Infatti egli non fotografa e non produce alcuna immagine.
Nel 1989, in occasione del 150mo anniversario dellinvenzione della fotografia, ha provocatoriamente dichiarato: Nessuna nuova fotografia finché non saranno utilizzate fino in fondo quelle già esistenti!, una dichiarazione alla quale è rimasto fedele fino a oggi.
La posizione di Schmid nasce dalla consapevolezza che la civiltà dellimmagine vede una continua e sempre crescente produzione di fotografie, in un vero e proprio processo di proliferazione, fino allassuefazione e alla saturazione, talvolta al non-senso.
Schmid decide dunque di sospendere la produzione e si limita a cercare, raccogliere, riutilizzare fotografie già esistenti e scattate da altri, ma anche figurine, inviti di mostre, manifesti, cartoline, immagini stampate su libri, giornali, dépliant, trovate nei mercatini, negli archivi, o prelevate da siti internet e social network. Le toglie dunque dal grande flusso della comunicazione contemporanea, le archivia, se ne appropria, le associa tra loro, talvolta le manipola, in cerca di nuovi possibili significati. Egli è dunque non un fotografo, ma un collezionista, un entusiasta del riciclaggio, un catalogatore.
E molto probabile che negli anni Joachim Schmid abbia visto ma soprattutto utilizzato più immagini di ogni altro uomo al mondo. Nel suo continuo lavoro di ricerca egli ha indagato tutte le pratiche fotografiche diffuse a livello di massa e tutti i diversi linguaggi della fotografia.
Fondatore nei primi anni Ottanta della rivista Fotokritik, nel 2009 ha creato la ABC Artists Book Cooperative, allinterno della quale si dedica, insieme ad altri artisti, al self-publishing utilizzando le tecnologie del print-on-demand. Sia come artista che come organizzatore culturale ha contribuito anche in senso teorico al dibattito sulla fotografia, sviluppando una forte riflessione che ha radici in due questioni fondamentali dellarte contemporanea: da un lato lidea di ready made, proposta da Marcel Duchamp, che ha cambiato i destini dellarte del Novecento e oltre, dallaltro quella della morte dellautore, così come Roland Barthes lha per primo formulata.
La vasta opera di Joachim Schmid rappresenta oggi unidea postmoderna profondamente presente nellarte contemporanea: quella di riappropriazione e di ridestinazione dei prodotti della cultura degli uomini a significati sempre nuovi e diversi.
Il suo nuovo ironico motto oggi è: Per favore non smettete di fotografare.
Tra i suoi innumerevoli lavori più importanti Bilder von der Strasse (1982-oggi), Archiv (1986-1999), Photogenic Drafts (1991), Belo Horizonte (1992-1993), Statics (1995-2003), Arcana (1996-2008), Photographic Garbage Survey Project (1996-1997), Decisive Portraits (1998), The Face in the Desert (1999), Meetings (2003-2007), Untitled Portraits (2007), e i recenti Other Peoples Photographs (2008- 2011) e Bilderbuch (2010-2012).
La mostra proposta dal Museo di Fotografia Contemporanea e realizzata grazie al sostegno di Deutsche Bank, è composta da fotografie della serie Bilderbuch (Libro di immagini) e comprende 60 immagini anonime e 40 libri nei quali sono presenti fotografie di temi e generi eterogenei, raccolte da Schmid negli anni e organizzate in sequenza. Sia in mostra che nei libri il pubblico si trova davanti a decine e decine di immagini trovate, rimosse dal loro contesto originale e presentate senza alcun commento, estranee tra loro, luna accanto allaltra.
Il libro, che ha lo stesso titolo della mostra, Joachim Schmid. Le fotografie degli altri, comprende un saggio visivo di Joachim Schmid e scritti di studiosi internazionali, Mark Durden, Joan Fontcuberta, Simone Menegoi, Franco Vaccari, Roberta Valtorta, John Weber, è edito da Johan & Levi e sostenuto dallAssociazione Amici del Museo di Fotografia Contemporanea.