
01 Mag PAOLO GIOLI
OPERE POLAROID
A cura di Roberta Valtorta
Nel momento in cui la mitica Polaroid, una azienda che grazie alloriginalità dei suoi materiali e delle sue macchine ha segnato la storia della fotografia, dopo alterne vicende annuncia la chiusura dei suoi stabilimenti e la cessazione della produzione delle sue pellicole, il Museo di Fotografia Contemporanea offre al pubblico una mostra esemplare di opere di Paolo Gioli, un artista fra quelli che, a livello mondiale, con maggiore intensità e più a lungo ha lavorato per anni ad approfondire le possibilità espressive dei materiali inventati da Edwin Land.
Il Museo di Fotografia Contemporanea conserva nelle sue collezioni e in diversi fondi (Fondo Milano senza confini, Raccolta antologica, Fondo Paolo Gioli/Vampa) 108 opere di Gioli (Polaroid, Cibachrome, stampe in bianco e nero).
Quelle proposte in questa mostra fanno parte del deposito Paolo Vampa, principale collezionista dellartista e da molti anni sostenitore del suo lavoro, e sono tutte realizzate con materiali Polaroid, dagli anni Settanta agli anni Novanta.
BIOGRAFIA
Paolo Gioli (Rovigo 1942), pittore, film-maker, fotografo, dagli anni Settanta utilizza la fotografia e il cinema in un intenso lavoro di discussione e rivisitazione degli strumenti e dei materiali tecnologici. Le sue opere sono state esposte in sedi pubbliche e private in Italia, Europa, America e sono presenti nelle collezioni dei più importanti musei europei e statunitensi.
La ricerca di grande importanza storica sviluppata da Gioli coniuga lindagine sui contenuti materici e sulla restituzione della fisicità dellimmagine, tipica delle arti manuali, e limpiego di raffinati materiali tecnologici e industriali.
La sua opera fotografica costituisce un episodio molto particolare nel panorama italiano e internazionale proprio perché non vi è nessun altro artista che abbia svolto un così profondo lavoro di congiunzione tra i codici della pittura e della grafica e quelli della fotografia.
Va subito chiarito che non vi è nellopera di Gioli dipendenza alcuna della fotografia dalla pittura, né revisione pittorica della fotografia, né lavoro di completamento della fotografia attraverso soluzioni pittoriche aggiunte. Vi è al contrario una vera e propria compenetrazione delle due discipline espressive, come se la pittura costituisse una memoria profonda, un sostrato viscerale della fotografia, una sorta di elemento genetico che riaffiora e concorre a dare corpo alla fotografia.
In un percorso molto complesso, Gioli ha congegnato tecniche che hanno messo a nudo la materia della fotografia, congiungendo la moderna prassi fotografica alle procedure della grafica: in particolare limpiego di tipi diversi di Polaroid e soprattutto il trasferimento della materia Polaroid su carta da disegno o su altri materiali, primo fra tutti la seta, che pratica fin dagli anni Settanta e che lo ha reso famoso a livello internazionale.
Linsistita indagine sul volto umano e sul corpo, sia femminile che maschile (contrappuntata da ricerche sulla natura morta e talvolta sul paesaggio) ha trovato proprio in questa particolare tecnica un fertile terreno di approfondimento.
Gioli infatti trova limmagine penetrando proprio nella materia della fotografia e giungendo a plasmarla, rivelandone le molteplici stratificazioni e una sorta di interiorità. Recupera così il valore del gesto, dellazione, del lavoro delle mani che si unisce a quello dellocchio e della luce, e dunque dota la fotografia di una durata temporale nuova e profonda. Impiega ripetizioni, sdoppiamenti, lacerazioni, inventa traiettorie, spessori, dilatazioni, momenti attraverso i quali egli discute costantemente il rapporto fra realtà e apparenza, fisicità del mondo reale e immagine, definitezza delle figure e loro irrimediabile instabilità.